Contatti

28 pensieri su “Contatti

  1. Ciao A tutti , complimenti alla realizzazione del sito . adesso siamo ancora piu vicini e come stiamo dimostrando .. miglioriamo sempre..e spero sia sempre il nostro obbiettivo comune.grande idea come sono riportati i dati meteo.

  2. Cari soci,
    Per caso, cercando dei documenti di famiglia, mi è capitato tra le mani un ” vecchio” libro o meglio un raro trattato sulla regata e le sue leggi, non scritte se no su nuvole, leggi facili da infrangere con la sola conseguenza di una sconfitta con te stesso. L’autore, un vero lupo di mare, è Gino Vaelli pseudonimo di Francesco Giovanelli, membro del R.Y.C.I. nel lontano 1942.
    Lo stile di questo libro è inconfondibile, scriveva un critico dell’epoca, la natura stessa dell’autore, ne balza viva e prepotente ad ogni pagina. Dal 1942 a oggi il Regolamento di Regata è in parte cambiato ma lo spirito è rimasto fermo, sospeso nel vento che soffia dentro a queste pagine se avete il desiderio di leggerle. Concludo osservando che questo scritto non insegna l’arte di vincere la regata. Ne parla.
    Parte prima.
    Il vizio delle regate si prende, generalmente, da ragazzi. Il vento, l’onda, la luce sferzano la sua fantasia che si accende e gli crea intorno tutta un’epopea. Egli è Capitano che và alla scoperta di terre lontane o gran navarca vincitore di tutte le battaglie. Che un altro, armato del suo stesso gusto, si trovi nelle sue acque e l’inebriante veleno della regata entrerà nelle vene del nocchiero in erba per non più uscirne. Dall’asciugamano passerà all’ombrellone da spiaggia,alla vecchia vela presa in prestito dal bagnino e, finalmente, alla vela autentica di una autentica barca a vela: il panfilo, il sogno di ogni bambino dai sette ai settant’anni. E chi dice vela dice regata. Perchè a vela, e non a vela soltanto, si regata sempre. Anche quando uno non se ne accorge. Anche quando non si regata. Due barche, nello stesso specchio d’acqua, si tengono ostentatamente lontane? Paura reciproca. Insistono in rotte diverse? Strategia bellica. Si inseguono da lontano senza impegnarsi? Si studiano per meglio battagliare poi. Chi ha detto che la vela è femmina?
    Seconda parte.
    Per far regate non è strettamente necessario possedere un panfilo. Al contrario è più fortunato chi non ne ha mai posseduto, non ne possiede e mai ne possederà uno. Questi, quando ne abbia il tempo, le attitudini indispensabili e il fuoco sacro, farfalleggiando di barca in barca, sempre a contatto di marinai e maestri di regata, finirà per divenire,alla peggio, un ottimo praticone. Mezzo dilettante e mezzo professionista sarà utilissimo e ricercato là dove vi è bisogno di un timoniere, non professionista dichiarato, che guidi e, all’occasione, sostituisca un proprietario novellino. Ma, normalmente, chi ama la vela desidera una barca tutta sua.

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  3. Parte terza.
    La scelta della barca. Chi per la prima volta, pensa all’acquisto di un panfilo da regata, e non possiede ancora l’esperienza necessaria a tale passo, ricorre di solito, e fa bene, al consiglio ed alla cooperazione di un amico. Ora l’amico a cui ricorrere è il velista che possiede, naturalmente, tutte le qualità indicate per questo delicato incarico. Tutte più una: quella di essere un tifoso. Malattia, questa, comune agli appassionati di qualsiasi sport, ma specialmente complicata quando si tratta di vela. Tifi di varie specie: della tal barca, del tal cantiere, del tal paese ecc.
    E questo Tipo è, per il neofito, il più pericoloso. Ed il consigli non saranno più consigli, ma un accidente in chiave. Inevitabile. E allora? 1) Non cominciate col farvi costruire una barca. 2) Chiudete accuratamente le orecchi per non udire consigli. 3) Aprite bene gli occhi del cranio per guardare le barche esistenti: quelli della mente per studiarle e, se vi riesce, capirle. 4) Comperate la barca che meglio v’ha convinto. Avrete così la vostra barca. Poichè siete una persona intelligente, vi sarete fatta un’idea del come le barche a vela vadano a vela. Sarete allora il timoniere della vostra della vostra barca. Timoniere da passeggio. Timoniere da regata, e, infine, nocchiero. Skipper equivale a nocchiero, snob a scemo. Quindi, è skipper chi, stando a bordo, guida un panfilo suo o d’altri in regata: Snob chi, stando a terra, guarda il proprio panfilo che regata.
    Parte quarta.
    Il timoniere. Divenire un timoniere da regata, vale a dire un buon timoniere,non è cosa difficile, ma lunghetta. E perchè questo tempo non si eternizzi è necessario andare molto in barca. E ricordate sempre che governa meglio: 1) chi meno muove il timone; 2) chi, in ogni caso, fa uso del più piccolo angolo possibile; 3) Chi ha intelligenza e se ne serve.
    Parte quinta.
    Le apparenze del vento. Voi conoscete la definizione della canna da pesca: un arnese con un imbecille fisso ad un’estremità ed uno eventuale dall’altra. L’eventuale non arrivava. Passa invece un pigro vapore da carico. Andava lento verso levante ed il suo fumo, che si abbatteva verso prora in una striscia orizzontale, correva più di lui. Non era ancora scomparso dietro la punta di levante che un veloce transatlantico spuntava da ponente. Il suo fumo saliva su in alto,
    Dove s’afflosciava e prendeva l’apparenza del pino del Vesuvio nelle giornate calme. D’un tratto arriva da ponente, velocissimo, un cacciatorpediniere che lascia dietro di sè un filo di fumo bigio,evanescente. Ma guarda il vento! Niente capricci. Il vento soffiava in egual modo,per tutte e tre le navi nella stessa direzione e con la stessa velocità. Correva più della carretta; e le portava via il fumo da prora. Correva il trasatlantico; ed il fumo, in balia del vento,continuava a correre come questo e come il piroscafo. Correva meno del caccia; ed il fumo, pur correndo portato dal vento,rimaneva indietro. Altro non è che il segno dei venti relativi di ognuna delle tre navi. E qui, piccola formula: velocità del vento 20 mg all’ora, il vapore stessa direzione ma a 10 mg all’ora, cioè, vento apparente uguale alla velocità del vento reale diminuita della velocità della nave. Ed il fumo, abbandonato il fumaiolo, faceva, portato dal vento, 10nodi più del piroscafo, e gli scappava dinanzi con tale velocità. Il transatlantico filava 20 nodi, come il vento reale.

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  4. Continua……
    Parte sesta. La raffica.
    La raffica è un colpo di vento dentro al vento.
    Musicalmente, poichè il vento canta, è un ” sf” .
    È oro fino per chi sà servirsene.
    È il diavolo per chi non la conosce.
    I marinai dicono: raffica buona, raffica scarsa; e quando parlano, si fermano lì. Ma quando guidano una barca vanno molto più innanzi ed usano un trattamento diverso per ogni raffica, guidati essi stessi da una mistura di istinto e di subcoscienza che non tenterranno mai di spiegarvi; nè di spiegare ase stessi. Possiamo semplificare, considerandola come una corrente d’aria più rapida entro la corrente generale del vento. Ne fa parte e ne è, in un certo senso, indipendente. E come tutte le correnti d’aria, ha la tendenza a espandersi. In un golfo, quando fa vento da terra, entrerete sempre, da qualsiasi parte arrivate, di bolina o bordeggiando: e ne uscirete sempre a vento largo o in poppa. La raffica nel suo piccolo si comporta nello stesso modo. Al centro, la sua direzione è quasi sempre quella del vento di cui fa parte, per poi aprirsi a destra e a sinistra come un ventaglio.
    Come utilizzarla? Se di bolina, puggiare in anticipo di quanto convenga, allo scpo di non perdere l’effetto di lancio del primo urto: molto sela raffica è di prora; lo stretto necessario se è di centro; niente, ed anzi orzare, se è di poppa;
    Se a vento largo: mantenere la rotta e seguire la raffica coll’orientamento continuo delle vele. Di bolina: scotte date volte e ben ferme. In poppa: scotte e arganelli in moto. Giacchè, per utilizzarla a dovere, la raffica, bisogna amarla e non temerla. E per non temerla è necessario comminciare dall’essere forti. Altrimenti il coraggio è incoscienza. E l’incoscienza è l’albero in mare. Continua……

  5. Parte settima. I mostravento.
    Poichè la vela è un motore a vento, chi intende servirsene deve innanzi tutto saper conoscere con precisione da quale parte il vento soffia. E fin qui tutti d’accordo. Ma quando si parla di come trovare questa misteriosa direzione, l’accordo non c’è più. In regata l’ora dovete conoscerla al secondo, pena una brutta partenza; e la direzione del vento alla frazione di grado, pena un brutto arrivo. Per l’ora avete un cronometro. Per il vento avrete uno strumento altrettanto esatto. L’analisi delle senzazioni che vi da il passaggio del vento sulla faccia, e che con una buona pratica, potete utilizzare per, l’orientamento delle vostre vele in navigazipone. Continua……….

  6. Continua, parte settima.
    Quando il pressapoco è la buona regola. Ma non in regata. Per nostra esperienza personale vi consiglio i segnalini. Consistono in sottili strisce di velo leggerissimo, di seta rossa, lunghe circa 25 cm e larghe 1 cm;da anodarsi alle sartie, alla massima altezza a cui potete arrivare con le mani stando ritti in coperta,ne nei punti meno esposti allo strofinio della tela dei fiocchi durante la virata. Il taglio dei due bordi deve essere perfettamente retto, condizione indispensabile al loro buon funzionamento. Essi vi indicheranno con esatezza la direzione con la quale l’aria urta la vostra barca, la vostra vela e quanto va con loro: e cioè la direzione del vento relativo, che è quella che a voi interessa in ogni istante.
    Come servirsene…..alla prossima.

  7. Continua, Parte settima.
    Oltre ai segnalini annodati alle sartie, trovate il modo di sistemarne uno a poppa.
    Ma bene all’esterno e completamente isolato. Esso vi è utilissimo, anzi indispensabile, alle andature di poppa, quando i segnalini delle sartie, investiti dall’aria che sfugge dai bordi delle vele, indicano tutti i venti meno quello giusto. Di bolina,l’angolo delle vele con la nave è il più piccolo possibile, tenuto conto della classe della barca, delle sue buone e cattive qualità, delle vele che porta e del tempo che fa. In fil di ruota,l’angolo ottimo è naturalmente il retto.
    Orientate le vele rispetto alla barca, si tratta ora di orientare il tutto rispetto al vento. E qui i segnalini vengono alla ribalta. Alle andature in poppa è quello apposto al suo limite estremo che detta legge. Se la direzione del vento varia e tende a passare dalla parte sottovento, quella dove avete il boma, egli vi dirà fino a qual punto, mantenendo la rotta che vi siete prefissa, potete andare con le stesse mura e quando vi conviene strambare.

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  8. Se volete puggiare oltre al fil di ruota, vi dirà fino a che punto potete rischiare questa andatura e quando dovete strambare od orzare per evitare guai. Spetta al nocchiero lo stabilire la posizione di maggior rendimento delle vele rispetto al vento e all’andatura della barca; e all’equipaggio il mantenere in continuità questo orientamento alla sua massima efficienza, tenendo esatto conto delle indicazioni dei segnalini. Di bolina, l’angolo ottimo delle vele rispetto alla barca per ogni forza e qualità di vento e di mare, è fisso e non deve essere variato che col variare di dette forze e qualità. Con vento forte sarà minore che con vento meno forte. Con vento leggero dovrà essere ragionevolmente più grande. Ampio, relativamente con vento leggerissimo. Amplissimo con bonaccia.
    Parte ottava.
    I cinque minuti di anticamera.
    Eccoci ai famigerati cinque minuti che precedono la partenza!
    Cinque minuti durante i quali tutta la vostra pratica di timoniere, la vostra scienza di nocchiero e l’abilità del vostro equipaggio dovranno essere sfruttate all’estremo per assicurare al vostro panfilo il posto il più favorevole allo scoccare del trecentesimo secondo.

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  9. Poichè il tempo di durata d’ogni manovra ha un’influenza enorme sul risultato finale, voi dovete sapere, in anticipo, quanti secondi sono necessari al vostro panfilo per virare di bordo,sia in prora che in poppa; per compiere un giro completo, o mezzo giro, o in un senso e nell’altro, con quella forza di vento e con quel mare.
    La posizione della boa di bolina rispetto alla linea di traguardo, dovete eleggerla come punto di riferimento e regolare su di essa la vostra partenza. Infatti per quanta cura abbia posto la Giuria nel disporre le boe, per quante cautele abbia preso, ben difficilmente le sarà riuscito di raggiungere quel tale geometrico ideale in forza del quale da tutti i punti del traguardo sia possibile una buona partenza. Comunque tenete presente che per cominciare bene una regata, e finirla meglio, occorre non perdere mai di vista questi quindici punti:
    1) Avere fortuna
    2) Avere un piano prestabilito per ogni circostanza
    3) Essere sempre pronti a modificarlo
    4) Cominciare col tenersi, se si può, lontani dai concorrenti
    5) Conservare il più possibile la propria libertà di manovra
    6) Ostacolare, quando convenga, quella dei concorrenti
    7) Imporre la propria iniziativa agli avversari
    8) Essere cauti nell’attacco
    9) Decisissimi nel contrattacco
    10) Osservare lealmente le regole di regata
    11) Esigere lo stesso da tutti, le Giurie comprese
    12) Evitare le situazioni dubbie
    13) Lasciare correre la barca
    14) Non fare il furbo
    15) Non essere fesso
    E non dimenticare che i punti essenziali sono il primo e l’ultimo.

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  10. Il vento soffia al largo da varie direzioni; ma non arriva dove state dondolandovi col vostro panfilo. Arrivano invece, da diversi punti dell’orizzonte, delle onde strane, varie di forma e dimensioni; onde mal fabbricate che vi ricordano la tempesta di mare dei teatri di marionette della vostra infanzia. Passano e malmenano lo scafo. Mentre una lo solleva di prora, l’altra lo abbatte sul fianco e, di colpo le due si fondono, si confondono, e scompaiono lasciando una sorta di fosso in cui la barca scende, s’affossa, precipita come decisa a non più risollevarsi, Magari se ne stesse giù tranquilla. Ma, da un’insieme di gobbe liquide, sorge come un mucchio di acqua amorfa che cresce sotto alla carena, vi porta in alto, vi scuote, s’affloscia e se ne va in una direzione qualunque. La barca s’inalbera, s’abbatte, s’alza d’un tratto, di colpo sprofonda di prora, di poppa; balla, traballa,s’impenna, s’accascia e fa tutto senza grazia. Come un tricheco in amore. E la boma fa la pazza sul vostro capo. Scappa elevandosi minacciosa per poi precipitare in direzione de vostro cranio. Passa senza colpire, che la randa non glielo permette,ma ricomincia dall’altra parte. Ci prende gusto e ripete lo scherzo una infinità di volte. La scotta l’ha col vostro berretto. Prima o poi vincerà. E i berretto, vola in acqua. La barca che ha tutte le fantasie meno quella di muoversi ai vostri ordini, s’alza,ricasca, vibra e ride con tutta la sua pancia verderame, bagnata e rotonda. Sto arrivando! Che il berretto non lo prenderete mai più. È lo STANCAMARE. L’unica noia della barca a vela.

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  11. Inviato da iPadÈ un libretto bigio e azzurro che ha molti autori e nessun lettore.disse l’uomo della Luna.
    È il codice stradale della regata.
    È la raccolta dei pensierini del panfilo in testa quando presente il pericolo di passare in coda.
    È la cintura di castità della barca che sta per essere vinta.
    È l’ arma subdola dei paglietta.
    È la difesa del nocchiero perbene.
    È il cruciverba dei componenti le giurie.
    È il bau bau degli analfabeti.
    È un’inutile pedanteria.
    Non l’abbiamo mai letto, confessano i sinceri.
    È una stucchevole necessità.
    È IL REGOLAMENTO DI REGATA.

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  12. Carissimo lettore,
    Mi auguro di averti interessato e un poco divertito leggendo questi pensieri che con piacere ho voluto esprimere simulando un ” per caso ho trovato” …….e in effetti non per caso ma per volontà mi sono imposto un contatto con tutti voi, tramite questa bella iniziativa che il Vela Club di Termini Imerese, ha messo a nostra disposizione. CONTATTO, una parola magica che manca quasi sempre nei Circoli ma non nel nostro. Vi invito a una vera partecipazione nelle manifestazioni sportive, culturali, sociali. Contatto per conoscerci meglio, per meglio operare.
    Contatto per unire e scambiare idee. Contatto per sentirci eguali nel portare a buon fine tutte le attività istituzionali che ci siamo imposte. Buon Vento a tutti. Andrea.

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  13. Cari e gentili soci e amici,
    Mi preme ricordare la splendida serata che ci ha riunito per il nostro primo trentennale dalla nascita del Circolo. Siete stati splendidi, gentili e generosi nei confronti del Direttivo che doverosamente si è promulgato alla organizzazione dell’evento. Tutti così riuniti mi permette una riflessione sull’amicizia, sulle attività istituzionali condivise, sulle opportunità che le Associazioni come la nostra, trasmettono valori di solidarietà, sportività e amore per lo sport della vela alle nuove generazioni.
    Credo di aver colto nelle parole di Francesco e ancor più di Michele la caparbietà di vincere una sfida con le Istituzioni e ancor più con se stessi.
    Certamente non soli, il numero è salito e oggi ha raggiunto le tre cifre.
    Non ripeterò le loro considerazioni, ma vorrei mandarvi un messaggio per il prossimo anno, aiutateci a far meglio, siate solletici nei doveri, partecipate alle regate e beleggiate con i documenti in regola, ORC semplificato, assicurazione estesa alla regata, certificato medico, e in regola con le quote sociali. Grazie per l’aiuto. Andrea

  14. Cari Soci e amici, siamo all ‘inizio del nuovo anno di attività sportiva istituzionale.
    La passata esperienza ci consiglia di provvedere per tempo a:
    – Fare o rinnovare documento ORC Club e cosegnarlo al Circolo
    – Estendere assicurazione RC alla regata e consegnare ftcopia al Circolo
    – Certificato medico sport dilettantistico e consegnarlo al Circolo
    – Tessera FIV 2014 ( Armatore )
    – Tessera FIV 2014 promozionale ( Equipaggio )

    Grazie e Buon Vento

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